Le radici di San Biagio
San Biagio e San Severino
La Basilica di San Biagio a Cento ha radici molto antiche, con la presenza di una
chiesa registrata già nell'XI secolo. Originariamente, una cappella dedicata a San Biagio e San
Severino esisteva in questa località.
Nel 1378, il cardinale Carafa conferì alla
cappella il titolo di matrice e il privilegio del fonte battesimale, dopo la separazione del
Comune di Cento da quello di Pieve di Cento.
Nel 1409, l'edificio fu ampliato
e nel 1566, fu dotato di una navata laterale posta a sinistra dell'aula.
Gli ampliamenti successivi provocarono cedimenti strutturali, con le pareti che si
inclinarono verso sud, dove era stata aggiunta la navata. Il Comune di Cento, che
deteneva il giuspatronato sull'edificio, puntava a ristrutturare le murature senza ricostruirle.
Grazie all'interessamento dell'arciprete Girolamo Baruffaldi, ai capitali recuperati dal
cardinale Prospero Lambertini e alle nuove imposte comunali, fu possibile avviare lavori
significativi.
Tra il 1732 e il 1744, l'architetto budriese Alfonso
Torreggiani progettò e supervisionò la ricostruzione eseguita dal capomastro bolognese
Lazzaro Santi.
Il campanile fu eretto nel 1760, su progetto dell'architetto centese Pietro Alberto
Cavalieri. Il 20 ottobre 1764, la chiesa fu consacrata.
All'inizio degli anni quaranta dell'Ottocento, la chiesa subì un generale restauro, che
prevedeva il rifacimento in marmo dell'altare maggiore e la pavimentazione dell'aula e del coro.
Nel 1955, il geometra Sante Martelli progettò una nuova
pavimentazione, costituita dalla combinazione di due essenze lapidee. Nel 1968,
l'architetto Luigi Vignali intervenne sulle pavimentazioni del presbiterio, allungato di
125 cm verso la navata e tra il 1982 e il 1983, si restaurò anche il campanile.
Nel 2005, la chiesa fu restaurata, e nel 2007, la Collegiata fu sottoposta a un
restauro dei coperti e della facciata. Nel 2011, nuovi lavori riguardarono il restauro
della chiesa, del campanile e del porticato.
La chiesa fu gravemente danneggiata dal terremoto che colpì l'Emilia nel 2012. Dopo un
lungo periodo di restauri, fu riaperta al culto nel gennaio 2018.